| cielo coperto|giri in giro|nebbia|pioggia|sole|something or other|timido sole | whatamisearching at gmail dot com |
![]() |
|
|
Non cammini quasi mai. Tu saltelli.
Vivi balzando tra gli impegni, ballonzoli e ondeggi come una barca quasi a riva, scatti e ti elevi come in un continuo terzo tempo. Salti dentro alle tue incertezze, sorridi e guizzi via. Non sei leggero, mai. Tu invadi. Esplodi ogni passo, sommergi di solarità, ti riversi in strada come un'alluvione di freschezza. Sconfini e colmi, ti espandi e giungi come un inaspettato soffio d'estate. Tempesta, acquazzone, bombardamento dei sensi, sei. Non dubiti, non sospetti. Tu ti affidi. Non hai paura di chiedere perdono, non hai paura di chiedere il perchè, non hai paura di chiedere. Mai mentre insegni, e mai mentre impari. Passeggiando sulla ghiaia dei ricordi per ritrovarne il doloroso profumo. In quale giorno smettemmo di rincorrerci? Con quali opache grida? Pensieri rannicchiati in fondo all'essere. Riprendere a camminare, infine. Calpestando ovvietà, trasformando realtà, rimpiangendo beltà. A piedi nudi sul tempo. Ultimamente molta gente che conosco si lascia.
Se lo comunica via mail, ne discute sui forum, lo fa sapere cambiando lo status su facebook. Ultimamente molta gente che conosco si sposa. Se lo chiede con un post it, lo conferma via mms, organizza l'evento tramite la chat di gmail. E noi? Restiamo così, noi? Restiamo così antichi, così normali, così legati assieme, così luminosi ed illuminati, così con i piedi per terra ed in testa lo stesso pensiero? Restiamo così ... felici? ![]() ![]() ![]() ![]() ![]()
Quando lei è salita sull'autobus ho creduto fossi tu.
Ho cominciato a guardarle il naso e gli occhi e i capelli ordinati e, santo cielo, sembravi tu. Sembravi quello che mi sono immaginata di te, sembravi tu. Dovevi essere tu. C'era la custodia di uno strumento, c'erano l'ipod e le mani curate, dovevi essere tu. Ho immaginato i quaderni nello zaino, la smemoranda gonfia, il colore della copertina degli spartiti. Ho immaginato che avessi addosso i tuoi jeans preferiti, il braccialetto di un'estate fa ed i calzini a righe. Ho immaginato le tue adidas e ho pensato che forse, a settembre, sarai combattuta tra mettere quelle nere e quelle argento, per il primo giorno di scuola. (era la mia, lo sai? era la mia. te l'hanno detto che era la mia?) (vedi quante cose immagino, e quante cose so?) Quando è arrivata la fermata in cui tu saresti scesa, lei non si è mossa. Non eri tu, non eri affatto tu. (ancora ti cercherò) (campi da tennis, reggio emilia, domenica 10 maggio)
Esterno, giorno. Parco pubblico. Cinque bambini giocano a mamma papà e figli accanto allo scivolo di un castello di legno. Decidono le parti e, quando ognuno ha i suoi compiti, cominciano l'allegra recita. bambinamamma : ...però facciamo anche che io dovevo prendere l'insalata per il pranzo! bambinofigliopiccolo : ...ma io posso stare in giardino con il cane anche se devo fare quello piccolo oppure mi devi cambiare il pannolino oppure non so camminare? bambinamamma : (seria) nooo, facciamo che eri piccolo ma sapevi camminare perchè io adesso devo fare il pranzo e non ho tempo per guardare il cane di tuo fratello. e se no diciamo che il cane era tanto grande e ti portava fuori lui. bambinopapà : ...dove avete lasciato il mio giornale? io leggo sempre il mio giornale a quest'ora! bambinofigliopiccolo : (ridendo) è stato il cane! è stato il cane! Due bambini (figliogrande e figliagrande) si avvicinano al gruppetto trascinandosi vistosamente, fingendo di essere stanchi e malandati. bambinofigliogrande : ...ohh, che giornata che abbiamo avuto! bambinopapà : (preoccupato) perchè? avete perso il treno? bambinofigliogrande : nooo, però abbiamo perso il lavoro. La testa sotto l'acqua. Per non ricordare la tua voce triste, per non richiamarti, non rivolerti.
Per non prendere l'auto e correre a guardare l'erba del tuo giardino dal campo accanto, come ho fatto per mezza vita. Per non prenderti le mani e vederle invecchiare; riderne, come non faccio da una vita intera. La testa sotto l'acqua che scende fredda e calda, come noi. Freddi e caldi, ad intermittenza, e mai della stessa temperatura, mai su linee parallele, o che si incrociano, o che s'accompagnano. La testa sotto l'acqua per dimenticare i miei silenzi chilometrici, le tue frasi piccolissime, i miei maledetti bisogni inespressi, sogni invocati e smarriti all'interno di grigie realtà. Shampoo. La testa sotto l'acqua. Shampoo. Eppur, davvero, non lenisce. Sull'autobus ci sono gli autisti. Metà di loro ha la carnagione molto più scura dei colleghi che guidavano i mezzi quindici anni fa, ma sono certa che quasi tutti bestemmiano il doppio di quanto facevano quella volta.
Sull'autobus ci sono i controllori, ma solo il primo giorno del mese. Sull'autobus c'è la ragazza dell'autobus. Si siede, prende il cellulare da una delle sue pesanti borse, si ravviva il ciuffo di capelli biondastri e compone un numero di telefono a caso. Accoglie gli insulti, ringrazia ridendo, e, forse, si sente meno sola. Sull'autobus c'è il ragazzo dell'autobus. Legge il libro sulle galassie e lo ruota di continuo come fosse un volante di automobile, come fosse pasta di pizza da plasmare. Era dai tempi della scuola che non osservavo la gente, sull'autobus. ...positivo quando:
- smetti di ascoltare la vicina che canta a ripetizione -le tagliatelle di nonna pina-. - noti il consumo di carta igienica dimezzarsi. - una volta ogni due ore qualcuno ti propone di fare una pausa e bere un caffè. - smetti di guardare 'uomini e donne'. ...negativo quando: - entri in contatto per quattro volte al giorno con gli odori di chi prende l'autobus. - ti accorgi di avere ancora tre mesi e mezzo di palestra pagati, e sai che non ci andrai più. - hai a che fare indirettamente ma ogni giorno con l'azienda che ti ha cacciato. - smetti di guardare 'uomini e donne'. Ebbene, signori miei, abbiam tribolato per tredici mesi ma ora è arrivato. Io, il rossetto alle otto e mezzo del mattino, le scarpe con il tacco e l'agendona arancione vi scriviamo poco ma vi pensiamo molto. Perdonatemi, ma che lavoro sia. Questo è un giorno per ricordare.
Per ricordare un uomo buono, che nei suoi giorni ha dato molto e ricevuto poco, e che ieri ha lasciato questo mondo all'improvviso. Lo ricorderò così, silenziosamente, proprio come faceva cambiando stanza, chiedendo "con permesso", come chi danza sulla vita in punta di piedi. Per ricordare un intuizione, che proprio quattro anni fa mi ha fatto avvicinare a questo mondo, che tanto mi ha regalato e di qualcosa mi ha privato. Per aver bene in mente quanta vita è trascorsa in questo tempo, quanta sofferenza e quanti ricordi. E quanto amore ha portato. Per ricordare un appuntamento, che da fiore forse avrà la forza di diventare frutto. Lettino. Seduta di diadinamica in corso. La corrente scorre dal rachide alla zona lombare. Rifletto.
Ci sono persone che ho smarrito. Non nel senso che ci siamo persi di vista, o meglio, non solo. Ci sono persone che la mia mente ha smarrito, persone di cui restano solo vaghe sensazioni. Per qualche motivo sconosciuto è accaduto senza che me ne accorgessi, senza che lo decidessi e senza, quindi, che potessi impormi e ribellarmi. Di alcuni ricordo il periodo in cui ci vedevamo. Di altri ricordo il nome, o i riccioli. Ricordo il profumo di un maglione in particolare, la linea perfetta dell'eyeliner o il modo di aspirare il fumo dalla sigaretta. Di uno ricordo le lasagne della madre. Però di tutti mi sfugge la collocazione, temporale ed emotiva, il motivo per cui c'è stato uno strappo, se c'è stato, il colore dei loro occhi, il colore dei loro sogni. Mi sfugge dove eravamo, chi ero, e che cosa cercavo in loro, con loro. Mi sfugge come un palloncino che, una volta mollata la presa, è inutile rincorrere. Normalmente mi si prende in giro, per la mia memoria, per la mia precisione nei ricordi. Però con voi qualcosa si dev'essere inceppato, lo ammetto, e capirne la colpa ha ben poco senso. Perchè la memoria è una cosa che paga e appaga, ma la continuità delle vostre azioni è l'unica garanzia di una presenza costante nella memoria delle persone. I giorni scorrono lentamente simili, rinchiusi dentro questa bolla di onestà.
Bussano alla mia porta vecchie storie sgualcite, antiche vicende rimpiante, future favole stropicciate. Nessuna di loro riesce a guardare dallo spioncino al contrario, dalle fessure delle tapparelle, da fuori verso l'interno, nessuna di loro ne è davvero interessata. O forse io son buia, sono rinchiusa. Io sono gassosa. Le persone ti guardano, ti accarezzano, ma solo fino a quando non devono sporcarsi troppo le mani, solo fino a quando c'è più da chiedere che da dare, e poi tremano, inciampano. Si allontanano per timore, non per cattiveria, quasi tutti. Si distaccano perchè amare affatica. E come loro anche tu, lo so, quando hai smesso di averne la forza sei dovuto andar via. E' per questo motivo che non ti perdono, è per questo motivo che non ho niente da perdonarti. "...When you cried I'd wipe away all of your tears - When you'd scream I'd fight away all of your fears - I held your hand through all of these years - But you still have - All of me..." My Immortal, Evanescence Perchè è la canzone dei nostri risvegli e perchè racconta questa mia storia. AAA Cercasi imbarcazione capiente per viaggio premio a Maputo, conquistato sul campo dai migliori protagonisti dei reality trasmessi dal piccolo schermo negli ultimi mesi.
Pubblichiamo qui di seguito i nominativi dei trionfatori e le motivazioni che li hanno resi vittoriosi sopra ogni ragionevole dubbio: - Karina Cascella (La Talpa), per aver reso gli attacchi di panico un fenomeno da baraccone - Carlo Capponi (Isola dei Famosi), per essere l'anello di congiunzione tra l'uomo e la scimmia (banane incluse) - Federico (Uomini e Donne), per essere riuscito a farsele tutte - Farias (XFactor), per le indiscusse abilità nell'uso della piastra e dell'olio lisciante - Silvia (Amici), per essere più antipatica della Celentano - Federica (Grande Fratello), per l'isterica esecuzione del lancio del bicchiere (ma non solo) (AAA Cercasi Lavoro. Vi pare che io possa resistere ancora molto davanti a tutto questo??!) Sono pronta per dirti che hai sbagliato. Per cominciare, ricominciando, a dirti dove, e quando. I perchè lasciamoli agli studiosi, i perchè sono inutile sale sui sentimenti.
Sono pronta per chiamare nostri, questi errori, e per mostrarti quel che sono diventata. Sono pronta per ascoltare quello che avresti dovuto dire, e per raccogliere i frutti di una lunga stagione d'attesa. Non mi lascerò intimorire dai nuovi bui, se saprò dove stiamo andando. Decidiamo questo. Dove stiamo andando. Provo a fare di nuovo come se fossi sola, con la tela di fronte che mi osserva. Con i miei occhi che ci rimbalzano sopra, e mi osservano. Provo a fare di nuovo come se fossi sola, a scrivermi dentro.
Non doveva andare così. Non accendo lo stereo da mesi, imposto il volume della televisione al minimo, i suoni del computer appena percettibili: mi sembrerebbe di imbrattare questa inutile ed opprimente assenza di rumori, mi pare quasi giusto rispettarla. Così aspetto ascoltando questo muto silenzio. Mi vesto alle tre del pomeriggio. Alle sette rimetto il pigiama, stanca. Mangio in piedi accanto al termosifone, oppure con le gambe accavallate di fronte al computer. Mangio perchè si deve mangiare, mi lavo perchè ci si deve lavare, dormo perchè si deve far trascorrere il tempo, attendo perchè si deve sperare. Al mattino ho bisogno che arrivi presto la sera, la sera non vedo l'ora che sia mattino. Lascio accumulare la posta dentro ad una scatola, le tazze nel lavandino, la tristezza tra le rughe, la polvere negli angoli. Sono cose che vedo soltanto io. Allo specchio non mi riconosco quasi mai. Sono invecchiata e stremata, indebolita dal non far nulla, logorata dal voler fare qualsiasi cosa. Sono come non avrei immaginato sarei stata. Non doveva andare così. Ma è successo. A volte sembra di essere nati con delle sensazioni in tasca, di quelle che si sedimentano e diventano abitudinarie, rassicuranti nel loro ciclico ritornare.
Io, ad esempio, ne avevo una ben presente: fin da piccola, tutte le volte che partivo da casa ed andavo in vacanza o comunque lasciavo la mia città per qualche giorno, al mio ritorno provavo una sorta di allegria nel constatare che il cartello di benvenuto era ancora lì, che le vie erano ancora disposte nello stesso modo, i negozi nelle loro identiche posizioni conosciute. I colori, gli alberi, i semafori, tutto sempre uguale, ordinato, familiare. Una specie di -bentornata a casa- che mi rendeva sicura dei miei spazi, dei miei passi passati e futuri. Ora, invece, non ci sono strade colorate, non ci sono aziende allineate, non ci sono cartellli e non c'è abitazione in questa città in cui io mi senta più a casa che tra le sue braccia. Cominciamo così questo nuovo anno, cominciamo raccontandoci le sensazioni che sono sparite, le novità che stanno arrivando, le speranze in cui testardamente crediamo. ps: ringrazio moltissimo la collega blogger SanCla che ha pensato bene di nominarmi tra quelli “che hanno dimostrato il loro impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari o personali”, scrivendolo in questo post. Ci ho rilflettuto sopra, ed ho deciso che non mi sento altrettanto pronta a fare lo stesso: nominare alcuni blog che leggo ed apprezzo in tal senso non sarebbe difficile, ma nominarne quindici è quasi drammatico. Ritenetevi tutti nominati, allora! (...raccontami una storia...)
C'era una volta un mezzoalbero di Natale: non fate caso al suo nome, perchè egli era mezzo soltanto per la sua altezza che lo faceva assomigliare più ad un fungo che ad un arbusto. Il mezzoalbero si svegliò in un giorno di inizio dicembre e vide che c'erano due mezze mele che lo addobbavano ridendo, scattandosi fotografie e progettando giorni di festa. Siccome era un sognatore, il mezzoalbero credette che per quell'anno le insidie per i due fossero finite, che avessero sopportato molto ed a lungo. Eppure poco dopo si dovette ricredere. Nuovamente le due mezze mele vennero messe alla prova da giorni difficili e perdite inaspettate, e fu per questo motivo che il mezzoalbero decise che, da quel momento, avrebbe brillato per loro giorno e notte, ed avrebbe invitato tutti gli altri sui amici mezzialberi, tutti i grandialberi e tutti i normalialberi di Natale a fare lo stesso. Fu così che egli riunì una grande famiglia, fatta di alberi, mele e speranze, ed organizzò una festa talmente gioiosa che tutti, ma proprio tutti, sentirono di essere esattamente nel post(o) in cui volevano essere. Vi auguro di trovare una mezza mela, vi auguro di sorridere inaspettatamente, vi auguro di incrociare la fortuna, o di mantenerla, e, per il giorno di Natale, vi auguro di trovarvi proprio nel post(o) in cui vorreste essere. Tanti auguri. ![]() ...un post sotto l'albero... (preparativi tecnici) (che non si dica che non posto mai) (che ci sarebbe un anno nuovo da organizzare) (questo post è talmente divertente che papoff lo ha copiato spudoratamente. vai a fidarti degli amici.) Pensieri bianchi, fragili ed imbarazzati.
Pensieri di un tempo trascorso che bussa violentemente ad una porta quasi chiusa. Pensieri di un tempo che non vuol più solo ridere ma non sa ancora per cosa piangere. Pensieri da nascondere, da condividere, da temere, da tenere. Navi senza passeggeri, senza equipaggi, senza scialuppe. Navi che il mare ce l'hanno dentro, non attorno. Pensieri come vetri appannati su cui scrivere, silenzi piastrellati di voci microfoniche, pennarelli senza tappo che, a tratti, smettono di colorare. Pensieri di ceramica. Puliti, lisci, lucenti. Pensieri di ceramica. Fragilmente indistruttibili. Come me li hai chiesti. Vorrei un'ora senza rabbia, un castello senza sabbia. Perchè sarei nata Principessa, ma ho vissuto avvelenata.
Vorrei un giorno in cui vedere il viso di quella ragazza appoggiata al solito balcone. Dirle che le guardo la schiena da anni, che non ha mai avuto i capelli lunghi come ora, dirle che è mia sorella. Vorrei un mese di prova in uno stipendiato posto di lavoro. Perchè sarebbe un mio dovere, ma, dopo tutti questi mesi di im-mobilità, è soprattutto un mio diritto. Vorrei un anno che scavalcasse il diciotto novembre senza dirmelo. Che ci lasciasse dentro solo quel dolce sapore che ancora resta, che il tempo migliora ma non invecchia. Vorrei una vita con gli infissi bianchi, i folletti nell'animo e la sincerità a fior di pelle. Perchè, se pretendete sempre di ricevere prima di aver dato, allora lasciatemi sola in questo silenzio, perchè ho parole migliori con cui riempirlo. |
searching
felicemente disperata, distaccatamente coinvolta, pesantemente lieve, razionalmente istintiva un'altra me: searching4books.splinder.com/ Commenti recenti
utente anonimo in L'ottavo nano: spamm... searching in L'ottavo nano: spamm... searching in Big calmaapparentex in L'ottavo nano: spamm... Thunderblue in L'ottavo nano: spamm... utente anonimo in L'ottavo nano: spamm... isocci in L'ottavo nano: spamm... gabriellejolie in Big gabriellejolie in L'ottavo nano: spamm... momyone in L'ottavo nano: spamm... archivio
oggi giugno 2009 maggio 2009 aprile 2009 marzo 2009 febbraio 2009 gennaio 2009 --- 2008 --- --- 2007 --- --- 2006 --- --- 2005 --- link
calmaapparentex conlemani corona's czedyo dania delizia la flauta mariatn maxpotter meichenada papoff® pillow pitecantropo planare pro-fumo quintodianima rudybandiera sciroccata searching4books smartleaving spritzallaperol trentamarlboro yunis zaccaria questo blog è stato cercato *loading* volte
www.flickr.com
This is a Flickr badge showing public photos from whatamisearching. Make your own badge here.
templato da papoff®
|